Giuseppe Vinci, coordinatore progetto "Tutti i colori del mondo", I.C. "A. Vespucci" di Catania.

Per comprendere meglio il ruolo svolto dal Progetto Mentoring, che rappresenta uno dei tanti processi che fanno parte del ruolo assunto più in generale dalla nostra scuola all'interno del quartiere, occorre fare una breve premessa sul quartiere stesso e sull'utenza della scuola.
La scuola dove presto servizio in qualità di insegnante a tempo indeterminato di Scienze mat., chim. fis. e nat. è un istituto comprensivo ubicato a Catania ai margini dello storico mercato della Pescheria, esattamente a metà strada tra la settecentesca Piazza Duomo (dove si trovano la Cattedrale e il Palazzo comunale) e il medievale Castello Ursino, e il cortile della scuola è adiacente le Terme dell'Indirizzo di epoca romana. Quindi ci troviamo nel cuore del centro storico, in un quartiere pieno di palazzi nobiliari e chiese di epoca tardo barocca, oltre ai pochi monumenti più antichi sopravvissuti al devastante terremoto del 1693. Malgrado la collocazione così centrale e la sua bellezza architettonica e artistica, il quartiere purtroppo è complessivamente piuttosto degradato risentendo ancora dell'abbandono subito a partire dagli anni '60-'70, quando ebbe inizio l'espansione urbanistica della città, e durato almeno fino a una decina di anni fa, con il risultato che è attualmente popolato da famiglie di diverse estrazioni sociali, molte delle quali in condizioni socio-economiche piuttosto precarie, tra cui numerosi sono i gruppi extracomunitari, in particolare provenienti dal Bangladesh, Mauritius, Senegal e Nigeria, oltre a una consistente comunità di rumeni. Da tutto ciò ne deriva il fatto che una buona parte della popolazione scolastica in generale è costituita da alunni che nella scuola trovano un saldo e consistente punto di riferimento per lo svolgimento del loro processo formativo, non solo didattico. In particolare una discreta percentuale di alunni è costituita da stranieri di prima o seconda generazione. Tra questi, alcuni presentano grossissime difficoltà linguistiche quando da poco arrivati in Italia o perché abituati a vivere chiusi nelle loro comunità, altri con minori difficoltà perché da più tempo in Italia o addirittura perché nati in Italia, ma comunque con gravi difficoltà almeno nello scritto. A causa della barriera linguistica e a volte di atteggiamenti più o meno razzisti ancora presenti in alcuni ragazzi, oltre che del disorientamento legato al cambiamento di ambiente conseguente all'allontanamento dal loro paese di origine, tutti questi alunni sono bisognosi di un'attenzione particolare, dimostrandolo chi in modo più esplicito, chi in modo implicito, ed essendo quindi "spaesati" nel più stretto senso etimologico del termine sono alla ricerca di nuovi punti di riferimento.
Ho sentito l'esigenza di fare questa premessa per cercare di far capire meglio che ciò che mi è piaciuto di più in questi due anni di Progetto Mentoring, che ho avuto il piacere di coordinare nella mia scuola, è stato proprio il dare a questi ragazzi l'opportunità di avere un punto di riferimento: un appuntamento fisso settimanale con una persona che si dedicava del tutto a lui, o a lei, giocando, ascoltando, parlando, disegnando, il tutto con un'attenzione particolare. Tutto ciò di riflesso ha fatto diventare me stesso una persona di riferimento per tutti questi ragazzi all'interno della scuola, per cui ogni tanto anche in momenti al di fuori dal progetto me li ritrovavo a raccontarmi qualcosa che gli era accaduto, o a chiedermi aiuto per risolvere una situazione. E una delle cose più piacevoli era vedere il luccichio degli occhi e il sorriso di tanti bambini quando si avvicinava il giorno del progetto per incontrarsi con i propri mentori, anche se non tutti reagivano allo stesso modo per timidezza o per propria ostinazione ad avvicinarsi o a farsi avvicinare da altre persone.
Anche il mio rapporto con i mentori, essendo per la maggior parte studentesse tirocinanti o giovani laureate in discipline psico-sociali, mi è sembrato importante per avermi dato la possibilità di cercare di trasferire in loro una delle cose più importanti che riguarda la nostra professione, e cioè che il destinatario del nostro lavoro quotidiano non è un oggetto ma un soggetto, con una propria vita e una propria sensibilità, da trattare quindi con molta attenzione perché ogni nostra azione causa una reazione immediata o futura nel bene o nel male, e, anche se a volte ci sembra di non vedere risposte nel nostro operato, le nostre aspettative non devono essere deluse perché sicuramente il nostro comportamento lascia un imprinting nella vita dei nostri alunni, tanto più marcato tanto più loro hanno l'esigenza di colmare lacune affettive.
Un'ultima battuta desidero spenderla sulla coordinatrice dell'associazione, con la quale ritengo di aver instaurato un ottimo rapporto di collaborazione e una buona intesa, il cui ruolo è chiaramente centrale in tutto il progetto. Grazie a lei ho acquisito nuovi strumenti utili al mio lavoro grazie alla sua competenza professionale e alla sua ferma volontà di scommettersi in questo percorso. Ed è stata sempre pronta a trovare soluzioni per risolvere le tante situazioni problematiche che si verificavano nello svolgimento del progetto.
Insomma, il bilancio di due anni di Progetto Mentoring si chiude in positivo perché complessivamente ha permesso di creare una rete sempre più ampia e consolidata di relazioni, favorendo i percorsi di crescita umana e professionale di tutti i partecipanti, ed è stata un'opportunità in più che ha permesso di ampliare la proposta formativa che la scuola offre ai nostri alunni.
prof. Giuseppe Vinci
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