Mercoledì, 23 Maggio 2012
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Rosa Picone, coordinatrice "F. Ferrara", progetto Tutti i colori del mondo.

- Non piangere più, Giada, la tua mentore verrà a trovarti molto presto - le dico.

Ma Giada non si consola. Abbraccia Carla, la saluta, trattiene le lacrime, la riabbraccia, scoppia a piangere, la saluta nuovamente ma poi le getta le braccia al collo un'altra volta.

Volevo iniziare la mia relazione sull'esperienza del progetto "Mentoring, a scuola ho trovato un amico" con questa immagine, che a me è rimasta davanti agli occhi e che è sicuramente più significativa ed esplicita di tante parole.

E che dire di Karim, il quale ogni volta che mi incontra a scuola mi chiede "Oggi c'è il Mentoring? "Ma no - dico io - è finito, lo sai bene Karim" "Peccato" e il giorno dopo me lo richiede, con la speranza, forse, che le sue parole possano diventare magiche e per magia farlo continuare. "Ma il prossimo anno c'è di nuovo? Quando inizia?" mi dice, esternando così il suo desiderio.

Ma anche Ramona, più semplice e diretta, mi dice che è dispiaciuta che sia finito il Mentoring e avrebbe voluto che durasse un altro mese, magari fino al termine della scuola.

E certo non posso dimenticare Amal che ogni volta faceva i capricci con la nonna perché non voleva andare via e voleva sfruttare ogni minuto, ed anche di più, del prezioso tempo che trascorreva con noi a scuola.

Questi ed altri bambini hanno partecipato subito con assiduità, ma qualcuno ha cominciato con un po' di diffidenza, dovendo assicurarmi, ogni volta, che venissero e all'inizio infatti alcuni saltavano l'incontro. Ma a metà percorso le loro resistenze sono cadute e, soprattutto in Bingfang, ho visto il cambiamento e il piacere di venire, la puntualità nell'orario e l'impazienza dell'attesa del proprio mentore.

Chi non ha potuto frequentare costantemente al progetto o lo ha interrotto, lo ha fatto a causa degli impegni dei genitori e della lontananza della scuola da casa. Per questo motivo, ad alcuni di loro, per garantirne la presenza di pomeriggio, ho proposto di fermarsi a scuola dopo l'orario e pranzare con me. Altri lo "hanno scoperto" e hanno "sfacciatamente" chiesto di rimanere. Dire di no? Così mi sono ritrovata con 9-10 bambini a pranzare nei locali della scuola.

Per loro è stato un altro momento magico della bella giornata che avrebbero passato: apparecchiare, condividere il cibo, risistemare l'aula e poi organizzarsi con giochi di gruppo o di società o semplicemente prepararsi all'incontro con il proprio mentore, facendo un disegno o un oggetto da regalargli.

I mentee sono stati sempre contenti di incontrarsi con i propri mentori, ma sicuramente la giornata finale con l'uscita di gruppo per andare a prendere il gelato offerto dal mentore non la dimenticheranno, così come non dimenticheranno (come da loro riferito) il momento in cui hanno lavorato per costruire il loro "libro dei ricordi", testimonianza concreta e duratura della loro amicizia.

E io? Io sicuramente ho imparato più di loro, mi sono arricchita professionalmente e personalmente, soprattutto con l'aiuto della psicologa dott.sa Oddo, la quale ci ha fatto "vedere" alcune situazioni o comportamenti da un'altra angolazione: quella del bambino. Infatti spesso dimentichiamo che nelle nostre classi "difficili", oltre al gruppo, c'è anche il singolo: dobbiamo stare sempre vigili e dargli lo spazio che si merita e se in quel momento non è possibile, è bene non lasciare in sospeso il problema o la richiesta, ma riprenderla in un momento più sereno, per non deludere mai l'alunno a causa della nostra disattenzione.

Rosa Picone, insegnante

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