Martes, 22 Mayo 2012
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Katia Marabello, progetto Mentoring "Tutti i colori del mondo".

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Katia_Marabello_al_centro_e_il_suo_gruppo_di_lavoro"Dov'è Chiara? Non viene oggi?" mi sussurra Luisa guardandomi negli occhi con aria sorpresa e timorosa, allo stesso tempo, la testa un po' inclinata in un lato, le mani congiunte come quando preghi affinché qualcosa che temi non accada.

"Si certo, è solo un po' in ritardo, non preoccuparti", le rispondo con una certa sicurezza. Luisa è un mentee di 10 anni, proveniente dalla Nigeria, che durante uno degli incontri settimanali Mentoring aspetta, impaziente, l'arrivo del suo mentore.

Nel frattempo, diamo inizio alla fase del grande gruppo che, settimanalmente, apre le nostre attività. È un momento molto importante per noi, in cui ci sediamo tutti in cerchio e riprendiamo contatto con l'altro e con noi stessi, attraverso l'altro.

È come trovarsi davanti ad un grande specchio, in cui ognuno può guardarsi più o meno a fondo grazie ai feedback altrui che, a volte, rimandano sensazioni e percezioni di cui tu non hai alcuna consapevolezza, almeno fino a quel momento.

Qualche volta non vuoi averne consapevolezza ma il gruppo ti mette sempre di fronte alla realtà, di fronte a te stesso, con i tuoi limiti ma, anche, con le tue risorse e, miracolosamente, ti accetta per quello che sei!

Con il tempo abbiamo imparato a conoscerci e rispettarci: conoscere le sfaccettature delle singole personalità e rispettare i tempi fisiologici di ciascuno.

Anna, 10 anni, è un "peperoncino" sempre sorridente.

Annamaria, 11 anni, a volte sembra voler chiedere il permesso per sorridere.

Jonuz Da'nut, 12 anni, si fa chiamare Dani, è vispo ed intelligente.

Carla, 12 anni, è dolce ed affettuosa.

Cristi, 10 anni, un'allegra trottola.

Weisuo, 12 anni, con il suo simpatico modo di parlare.

Gabriel, 12 anni, sempre un po' imbronciato.

Rayursh, 9 anni, insofferente e, a volte, imprevedibile.

Shykot, 13 anni, il "pesciolino fuor d'acqua".

Adrian, 15 anni, costantemente alla ricerca di baci ed abbracci.

Patricia, 12 anni, matura e responsabile, forse troppo per la sua età.

Otman, 15 anni, ha l'aspetto di un piccolo ometto.

Rukshan e Shao Di, 14 e 15 anni, pur avendoli conosciuti poco, appaiono educati e pazienti.

Luisa, 10 anni, sembra fragile ed indifesa.

Ah già! Luisa! Sta ancora aspettando impaziente il suo mentore, mentre le attività del gruppo vanno avanti: si gioca insieme, si scambiano opinioni ed emozioni.

Ad un tratto ho l'impressione di vederla guardare l'orologio, ma Luisa non possiede un orologio..... Con il passare del tempo, il suo sconforto diventa smarrimento, profondo senso di solitudine, forse anche paura dell'abbandono, ed io inizio a sentire la sua angoscia.

Mi rendo conto di provare un'emozione molto forte – che, consapevolmente, non riconosco come mia – ed inizio a chiedere a Giuseppe (il coordinatore scolastico, ndr) di verificare il motivo del ritardo di Chiara che, ormai, conoscendola, è diventato insolito. Anche Giuseppe appare smarrito, soprattutto perché mi confessa di aver già tentato di contattare Chiara che, però, non risponde al telefono.

Giuseppe è un pilastro saldo del progetto, un reale punto di riferimento per tutti noi, non solo operativamente ma, anche, emotivamente. Infatti, l'aver mostrato occasionalmente qualche fragilità lo ha avvicinato, a mio avviso, ulteriormente sia ai mentori che ai mentees, rendendo paritario – dal punto di vista umano - il rapporto.

A volte la collaborazione tra insegnante e psicologo non è facile né possibile poiché, nonostante le intenzioni siano simili, l'approccio è spesso completamente diverso e si fa fatica a capirsi; è fondamentale che l'insegnante scenda dalla cattedra perché il Progetto richiede un impegno su un piano che non è quello strettamente didattico, nonostante sia la struttura scolastica ad ospitarlo.

Con Giuseppe ho subito trovato una affinità metodologica e costruito una modalità comunicativa e relazionale aperta basata sul dialogo ed il confronto sereno e, soprattutto, sincero. Il che ha certamente facilitato il lavoro di entrambi, riflettendosi positivamente, in maniera trasversale, sull'intero gruppo mentori-mentees e, forse presuntuosamente, anche sullo sviluppo di maggiori capacità di contatto empatico da parte di tutti i protagonisti del progetto.

Infatti, nella circostanza del ritardo di Chiara, i mentori hanno subito compreso la nostra preoccupazione e, consapevoli anche loro della necessità di non creare allarmismi, si sono allontanati con il proprio mentee - oppure a gruppetti per coinvolgere anche Luisa - cercando uno spazio utile per lo svolgimento delle successive attività della fase one-to-one.

Tutti i mentori, ognuno a suo modo, hanno contribuito in maniera significativa alla costruzione del gruppo:

Paola, con la sua sensibilità e creatività;

Floriana, con la generosità;

Grazia, con le sue aspettative, a volte eccessive;

Sara, con la sua dolcezza e riservatezza;

Valentina, con la sua capacità di essere flessibile;

Elena, con il suo voler riuscire a tutti costi;

Natalia, con i suoi momenti di scoraggiamento;

Alessandra, e la sua voglia di parlar poco;

Valeria, con la tenera paura di non farcela e poi con la forza di chi invece riesce a superare un ostacolo;

Giada, con il candore di chi è ancora molto giovane;

Valentina, con la sua esperienza;

Agata, con la voglia di mettersi in gioco;

Grazia e Simona, seppur per pochi incontri, con l'evidente desiderio di far parte di questo gruppo.

Chiara, con la sue capacità di autoriflessione ed autointerrogazione.

Mi piace pensare a ciascuno di noi come ad un piccolo pezzetto di puzzle che, da solo, ha una forma ben definita ma il cui significato si può comprendere solo attraverso una visione d'insieme, con tutti gli altri pezzi.

Ed, infatti, tutti insieme abbiamo affrontato questa giornata diventata difficile, sostenendo Luisa, sostenendoci reciprocamente, tutti uniti - implicitamente e silenziosamente - da una comune speranza.

Chiara ora sta bene, quella mattina ha avuto un serio malore e non ha potuto avvisare. Questo episodio, conclusosi positivamente, è solo uno dei tanti esempi che potrei fornire a testimonianza di ciò che questo Progetto rappresenta per chi vi partecipa, dei sentimenti che scatena, dei legami che determina.

Ritengo che sia questo il senso più profondo dell'esperienza che il Progetto Mentoring ti permette di fare: costruire relazioni amicali e crescere in senso positivo, attraverso gli altri, attraverso la condivisione di idee e sentimenti, senza paure, né giudizi né etichette.

Potrei parlare di crescita di autostima, fiducia in sé e nelle proprie capacità, miglioramento delle modalità di relazione interpersonale e comunicazionale, di potenziamento delle competenze linguistiche, e tanto altro ancora, ma penso che tutti questi obiettivi non si potrebbero raggiungere se non ci fosse un clima di fiducia ed accettazione tale da permetterne l'implementazione.

Questa è l'istantanea relativa alla mia esperienza, in qualità di Referente Sviluppo Programmi, con i ragazzi, i volontari ed i coordinatori della scuola "A. Vespucci" di Catania.

Un'esperienza di crescita personale che, a mio avviso, poche altre situazioni di lavoro ti possono regalare; uso il termine "regalare" non a caso.

È un regalo poter stare con i ragazzi, imparare da loro, imparare con loro, è un regalo condividere emozioni, vissuti, esperienze con persone diverse da te per età, sesso, formazione, in questo caso anche per cultura, tradizioni, religione (i mentee sono tutti ragazzi stranieri, ndr).

Non è più solo lavoro, diventa un'importante esperienza di vita che mi sento di consigliare a chiunque abbia l'opportunità e la fortuna di avere nella propria città un programma Mentoring!

Katia Marabello

referente programmi Mentoring USA/Italia - Istituto Comprensivo"A. Vespucci" di Catania

Progetto Tutti i colori del mondo, sostenuto dalla Fondazione Banco di Sicilia (a.s. 2009/2010 – 2010/2011).

 

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